

Storia della Basilica
Momenti scolpiti nel tempo della nostra basilica
Dal Cinquecento ad oggi
Tra il 1598 e il 1618 il cardinale Bernardo Rojas de Sandoval (1546-1618) fece edificare una nuova facciata, preceduta da un ampio portico, distrutta nel 1634 da una tromba d'aria e ricostruita nel 1636, nelle attuali forme dall'architetto Luigi Arrigucci (1575-1647 ca.), per volere di papa Urbano VIII (1623-1644).
Un'integrale e radicale opera di ristrutturazione dell'interno fu realizzata nel 1721-1722 dall'architetto Carlo Gimach (1651-1730) su commissione del cardinale portoghese Nuno da Cunha e Ataíde (1664 - 1750). Ulteriori restauri furono ordinati nella prima metà del XIX secolo dai papi Pio VII (1800 - 1823) e Pio IX (1846 - 1878).
La chiesa fu nuovamente restaurata nel 1963 per volontà del cardinale James Francis Louis McIntyre (1886 – 1979), arcivescovo di Los Angeles, e grazie al contributo dei fedeli losangelini, come ricorda un'iscrizione posta nel pavimento della navata centrale.
Negli Ottanta del secolo scorso, il forte degrado strutturale ed un radicale restauro, curato dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Roma, hanno determinato la chiusura per oltre trentacinque anni della chiesa, che solo nel maggio del 2000 è stata riaperta quotidianamente al culto.
La basilica attualmente è luogo sussidiario della parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli.
Dal 2 marzo 2001, la chiesa è aperta ininterrottamente per la preghiera perpetua dell'Adorazione Eucaristica, nella cappella dei Santi Girolamo e Giuseppe, all'inizio della navata sinistra.
L'8 luglio 2020, il cardinale Angelo de Donatis, vicario generale di Roma, ha emanato un decreto con cui ha assegnato questa storica chiesa alla Chiesa siro-malabarese, una Chiesa cattolica orientale in piena comunione con Roma con sede nel Kerala, in India.


Basilica di Sant'Anastasia al Palatino
(pianta)
Esterno
La chiesa presenta una facciata con due torri campanarie gemelle impostate ai lati, realizzata in laterizi con dettagli architettonici in pietra calcarea, di stampo berniniano, a due ordini: l'inferiore, a lesene doriche, si estende in larghezza fino a comprendere il basamento dei campanili; quello superiore, a lesene ioniche, si conclude con il timpano, coronato da candelabre, con al centro lo stemma di papa Urbano VIII in rilievo decorato con festoni, nastri e cornucopie. La facciata è aperta da un unico portale e una finestra rettangolare, che sono entrambe modanate.
Interno
La chiesa, orientata (ossia con l'abside rivolto a Est), presenta una pianta basilicale conclusa da un'abside semicircolare. L'interno, diviso in tre navate da colonne romane di spoglio con capitelli ionici addossate a sei pilastri per lato, fu riccamente decorato nel 1721-1722 da Carlo Gimach. Le navate laterali sono aperte alla metà da una cappella a pianta rettangolare. Da notare che il transetto sporge leggermente oltre il lato destro, ma finisce leggermente all'interno della linea del muro di quello sinistro.
Navata centrale
Michelangelo Cerruti, Martirio di sant'Anastasia di Sirmio (1722), olio su tela
La navata centrale è coperta da un pregevole soffitto a cassettoni, che mostra al centro:
Martirio di sant'Anastasia di Sirmio (1722), olio su tela di Michelangelo Cerruti.
Stemmi dei papi Pio VII e Pio IX.
Navata sinistra
Lungo la navata sinistra si notano:
all'inizio della navata, nella cappella dedicata a san Girolamo e san Giuseppe, si conservano:
entro lunetta, Martirio di sant'Anastasia di Sirmio (seconda metà del XVII secolo), affresco, attribuito a Lazzaro Baldi e Domenico Ponti.
Ciborio (metà del XII - metà del XIII secolo), in marmo e mosaico della bottega dei Cosmati;
San Girolamo celebra la Messa (prima metà del XVII secolo), olio su tela, attribuita a Domenico Zampieri detto il Domenichino.
Funerali di sant'Anastasia di Sirmio (seconda metà del XVII secolo), olio su tela, attribuita a Lazzaro Baldi.
a metà della navata, nella cappella dedicata a san Giorgio, è visibile:
San Giorgio e san Publio (secondo - terzo quarto del XVIII secolo), olio su tela, di Étienne Parrocel.
Transetto sinistro
Nel terminale del transetto destro è posto l'altare, dedicato alla Madonna del Rosario, dove si conservano:
all'altare, Madonna del Rosario con san Domenico di Guzman e santa Caterina da Siena (ante 1686), olio su tela di Lazzaro Baldi.
alla parete destra, Monumento funebre del cardinale Angelo Mai (1857), in marmo di Giovanni Maria Benzoni.
Presbiterio e altare maggiore
Francesco Aprile, Ercole Ferrata, Sant'Anastasia di Sirmio giacente sulla pira (1685 - 1690 ca.), marmo
Sul presbiterio, progettato da Onorio Longhi (1568 – 1619), rialzato di alcuni gradini, tra le opere conservate spiccano:
entro mostra d'altare, Adorazione dei pastori (seconda metà del XVII secolo), olio su tela di Lazzaro Baldi.
sotto la mensa d'altare, Sant'Anastasia di Sirmio (1685 - 1690 ca.), in marmo, opera ideata e iniziata da Francesco Aprile, ma per la morte dell'artista venne completata da Ercole Ferrata: la statua, che raffigura la santa giacente sulla pira del martirio, s'ispira alla celebre scultura berniniana raffigurante l'Estasi della beata Ludovica Albertoni (1671 - 1674).
Transetto destro
Nel terminale del transetto destro è posto l'altare, dedicato a san Turibio de Mogrovejo, dove è collocato:
San Turibio de Mogrovejo (1726), olio su tela di Francesco Trevisani.
Navata destra
Lungo la navata destra si possono ammirare:
a metà della navata, nella cappella dedicata a san Giovanni Battista è custodita:
all'altare, pala con San Giovanni Battista nel deserto (1658 ca.), olio su tela di Pier Francesco Mola
all'inizio della navata, è situata la Cappella delle Reliquie, risalente al XVII secolo, dove si notano:
alle pareti laterali, ciclo di quattro dipinti con Storie di san Carlo Borromeo e di san Filippo Neri (1679 ca.), olio su tela di Lazzaro Baldi e bottega.
Sorgente: https://it.cathopedia.org


Basilica di Sant'Anastasia al Palatino
(pianta)
Esterno
La chiesa presenta una facciata con due torri campanarie gemelle impostate ai lati, realizzata in laterizi con dettagli architettonici in pietra calcarea, di stampo berniniano, a due ordini: l'inferiore, a lesene doriche, si estende in larghezza fino a comprendere il basamento dei campanili; quello superiore, a lesene ioniche, si conclude con il timpano, coronato da candelabre, con al centro lo stemma di papa Urbano VIII in rilievo decorato con festoni, nastri e cornucopie. La facciata è aperta da un unico portale e una finestra rettangolare, che sono entrambe modanate.
Interno
La chiesa, orientata (ossia con l'abside rivolto a Est), presenta una pianta basilicale conclusa da un'abside semicircolare. L'interno, diviso in tre navate da colonne romane di spoglio con capitelli ionici addossate a sei pilastri per lato, fu riccamente decorato nel 1721-1722 da Carlo Gimach. Le navate laterali sono aperte alla metà da una cappella a pianta rettangolare. Da notare che il transetto sporge leggermente oltre il lato destro, ma finisce leggermente all'interno della linea del muro di quello sinistro.
Navata centrale
Michelangelo Cerruti, Martirio di sant'Anastasia di Sirmio (1722), olio su tela
La navata centrale è coperta da un pregevole soffitto a cassettoni, che mostra al centro:
Martirio di sant'Anastasia di Sirmio (1722), olio su tela di Michelangelo Cerruti.
Stemmi dei papi Pio VII e Pio IX.
Navata sinistra
Lungo la navata sinistra si notano:
all'inizio della navata, nella cappella dedicata a san Girolamo e san Giuseppe, si conservano:
entro lunetta, Martirio di sant'Anastasia di Sirmio (seconda metà del XVII secolo), affresco, attribuito a Lazzaro Baldi e Domenico Ponti.
Ciborio (metà del XII - metà del XIII secolo), in marmo e mosaico della bottega dei Cosmati;
San Girolamo celebra la Messa (prima metà del XVII secolo), olio su tela, attribuita a Domenico Zampieri detto il Domenichino.
Funerali di sant'Anastasia di Sirmio (seconda metà del XVII secolo), olio su tela, attribuita a Lazzaro Baldi.
a metà della navata, nella cappella dedicata a san Giorgio, è visibile:
San Giorgio e san Publio (secondo - terzo quarto del XVIII secolo), olio su tela, di Étienne Parrocel.
Transetto sinistro
Nel terminale del transetto destro è posto l'altare, dedicato alla Madonna del Rosario, dove si conservano:
all'altare, Madonna del Rosario con san Domenico di Guzman e santa Caterina da Siena (ante 1686), olio su tela di Lazzaro Baldi.
alla parete destra, Monumento funebre del cardinale Angelo Mai (1857), in marmo di Giovanni Maria Benzoni.
Presbiterio e altare maggiore
Francesco Aprile, Ercole Ferrata, Sant'Anastasia di Sirmio giacente sulla pira (1685 - 1690 ca.), marmo
Sul presbiterio, progettato da Onorio Longhi (1568 – 1619), rialzato di alcuni gradini, tra le opere conservate spiccano:
entro mostra d'altare, Adorazione dei pastori (seconda metà del XVII secolo), olio su tela di Lazzaro Baldi.
sotto la mensa d'altare, Sant'Anastasia di Sirmio (1685 - 1690 ca.), in marmo, opera ideata e iniziata da Francesco Aprile, ma per la morte dell'artista venne completata da Ercole Ferrata: la statua, che raffigura la santa giacente sulla pira del martirio, s'ispira alla celebre scultura berniniana raffigurante l'Estasi della beata Ludovica Albertoni (1671 - 1674).
Transetto destro
Nel terminale del transetto destro è posto l'altare, dedicato a san Turibio de Mogrovejo, dove è collocato:
San Turibio de Mogrovejo (1726), olio su tela di Francesco Trevisani.
Navata destra
Lungo la navata destra si possono ammirare:
a metà della navata, nella cappella dedicata a san Giovanni Battista è custodita:
all'altare, pala con San Giovanni Battista nel deserto (1658 ca.), olio su tela di Pier Francesco Mola
all'inizio della navata, è situata la Cappella delle Reliquie, risalente al XVII secolo, dove si notano:
alle pareti laterali, ciclo di quattro dipinti con Storie di san Carlo Borromeo e di san Filippo Neri (1679 ca.), olio su tela di Lazzaro Baldi e bottega.
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Visita Apostolica in Europa
L’Europa è stata una delle destinazioni preferite dei migranti siro-malabaresi provenienti dal Kerala nella seconda metà del XX secolo, e paesi come Austria, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Spagna e Svizzera li hanno attratti maggiormente. All’inizio vi fu soprattutto un flusso di professionisti sanitari verso questi paesi; successivamente, in alcuni di essi, si registrò anche una concentrazione di lavoratori domestici. Tuttavia, a partire dall’anno 2000, i professionisti del settore informatico hanno iniziato a vedere l’Europa come meta privilegiata. Oggi troviamo professionisti IT e infermieri siro-malabaresi in Belgio, Olanda e nei paesi scandinavi, studenti universitari in Bulgaria, Georgia, Polonia, Lettonia e Ucraina, e infermieri e lavoratori domestici anche a Malta.
L’Italia ospita un numero molto elevato di fedeli migranti siro-malabaresi (circa 12.000), distribuiti in città come Roma, Genova, Milano, Patti, Savona, Nocera-Pagani, Forlì-Ravenna, Treviso, Firenze, Macerata, Siena ecc., impegnati come medici, infermieri, assistenti domiciliari, supervisori domestici e lavoratori in ristoranti, panifici, hotel e fabbriche. Con l’aumento significativo dei cattolici siro-malabaresi a Roma e in altre parti d’Italia, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana nominò nel 2000 don James Pereppadan come Coordinatore Nazionale per facilitare la cura pastorale della comunità siro-malabarese in Italia; successivamente furono nominati don Jose Pollayil (2004) e don Stephen Chirappanath (2011).
Nel 2016, mons. Stephen Chirappanath, che serviva anche come Procuratore della Chiesa Siro-Malabarese presso la Santa Sede e sacerdote responsabile dei fedeli siro-malabaresi nella Diocesi di Roma, fu nominato Visitatore Apostolico per i fedeli migranti siro-malabaresi in Europa, con residenza presso il DOMUS MAR THOMA, la Procura della Chiesa Siro-Malabarese in via degli Estensi 137, Roma. Lo scopo della nomina di un Visitatore Apostolico per i fedeli siro-malabaresi in Europa è quello di verificare la situazione e le necessità dei fedeli, incoraggiarli, incontrare i vescovi locali e presentare una relazione con proposte alla Congregazione per le Chiese Orientali. Nella lettera di nomina, Papa Francesco afferma chiaramente che il Visitatore Apostolico è stato nominato per la sua sollecitudine verso le necessità del gregge dei fedeli siro-malabaresi, molti dei quali, vivendo nella regione europea, mancano di una guida per le loro necessità spirituali.
COMUNITÀ SIRO-MALABARESE
DIOCESI DI ROMA
Nel contesto del volume commemorativo pubblicato in occasione del giubileo d’argento dell’inizio della cura pastorale dei fedeli migranti siro-malabaresi a Roma, Italia, è opportuno fare un riferimento speciale alla presenza siro-malabarese. A Roma, fino al 1993, i cattolici siro-malabaresi si riunivano occasionalmente la domenica per la Qurbana siro-malabarese, organizzata principalmente dai sacerdoti CMI. Successivamente, il 7 novembre 1993, su richiesta di alcuni laici, i sacerdoti del Collegio Damasceno, sotto la guida di don Stephen Chirappanath e don Francis Kodiyan MCBS, iniziarono la celebrazione regolare della Qurbana domenicale nella cappella del convento delle Suore Oblate di Bambino Gesù, in via Urbana 1, guidando la comunità con cura pastorale per un anno.
La comunità siro-malabarese di Roma ottenne il riconoscimento ufficiale dal Vicariato di Roma nel 1994, grazie agli sforzi sinceri dell’arcivescovo Abraham Kattumana, Delegato Pontificio della Chiesa Arcivescovile Maggiore Siro-Malabarese; di conseguenza, il rev. p. George Nedungatt SJ fu nominato sacerdote responsabile della comunità siro-malabarese a Roma e la chiesa di Santa Maria in Publicolis, vicino a Torre Argentina, fu ufficialmente concessa alla comunità. Tra il 1994 e il 2000 servirono come assistenti don Jose Kaniamparampil (1994), don Sebastian Kalappura (1995) e don James Pereppadan (1997).
In seguito, si ritenne opportuno avere un sacerdote a tempo pieno per seguire la comunità di Roma e furono quindi nominati come responsabili: don Job Myladiyil CMI (1999), don John Poovatholil CMI (2001), don Jacob Marangatt CMI (2006), mons. Cherian Kanjirakompil (2008), mons. Stephen Chirappanath (2011) e don Cherian Varicattu (2017) fino al 2019. Don Biju Muttathukunnel (dal 2012), don Binoj Mulavarickal (dal 2015) e don Sanal Malieyckal (dal 2017) hanno servito come assistenti.
Fin dall’inizio del Centro Pastorale Santhom, numerosi fedeli laici hanno sostenuto con dedizione la crescita della comunità, partecipando anche all’amministrazione pastorale attraverso la formazione di comitati parrocchiali. Per vari motivi, anche i responsabili del CLC hanno avuto un ruolo significativo nel buon funzionamento della parrocchia per molti anni. Poiché la Qurbana siro-malabarese veniva celebrata in malayalam, tutti i malayali si riunivano la domenica; tuttavia, nel 2006, le comunità latina e knanaya iniziarono celebrazioni eucaristiche separate.
Dopo il trasferimento alla Basilica di Santa Anastasia nel novembre 2011, il comitato parrocchiale, sulla base di un censimento effettuato nello stesso anno, decise all’inizio del 2012 di avviare la celebrazione della Santa Qurbana in diverse zone di Roma (Divino Amore, Prenestina, Monte Mario, Pisana, Magliana, Battistini, Sempione, Bracciano e Ostia) per favorire una migliore partecipazione dei fedeli. Nel 2014 furono istituiti il consiglio parrocchiale, il consiglio centrale e il core team, e furono eletti i Kaikkars per l’amministrazione pastorale; nello stesso anno furono avviate associazioni come Mathrujyothi e la Società San Vincenzo de’ Paoli. Furono inoltre invitate a Roma le suore della Congregazione della Sacra Famiglia per l’apostolato familiare. Le lezioni di catechismo, già presenti in varie unità, furono organizzate a livello parrocchiale nel 2017. Nel 2019 furono offerti corsi di teologia per i laici in collaborazione con l’Alpha Institute of Theology & Science dell’Arcieparchia di Tellicherry. Le celebrazioni del giubileo d’argento del Centro Santhom si svolsero il 6 ottobre 2019 presso Divino Amore, alla presenza di tutti i vescovi siro-malabaresi.
Guardando agli ultimi 25 anni, si osserva che, sebbene a Roma vi siano circa 6.000 fedeli siro-malabaresi, solo la metà è registrata ufficialmente. A Roma si contano circa 125 sacerdoti diocesani, 225 sacerdoti religiosi, 10 fratelli religiosi, oltre 500 suore e 40 seminaristi appartenenti alla Chiesa siro-malabarese. Nonostante la presenza di un sacerdote responsabile, la comunità non ha mai avuto una parrocchia o quasi-parrocchia propria: il Centro Santhom è rimasto un centro pastorale. Attualmente la chiesa assegnata è la Basilica di Santa Anastasia. La mancanza di una chiesa adeguata e di uno spazio comune ha inciso negativamente sulla cura pastorale.
Negli anni 2011, 2014 e 2018 furono presentate richieste rispettivamente a Papa Benedetto XVI, al cardinale Agostino Vallini (Vicario di Roma) e a Papa Francesco. Durante la visita ad limina del Sinodo dei Vescovi, il 3 ottobre 2019, mons. Stephen Chirappanath chiese a Papa Francesco di elevare il Centro Santhom a parrocchia personale e di assegnare una chiesa stabile con rettoria. Grazie a Dio, l’8 luglio 2020 il Vicariato di Roma emanò un decreto che affidava la Basilica di Sant’Anastasia al Palatino, con rettoria, alla comunità siro-malabarese. Lo status giuridico della comunità è stato elevato a cappellania con “missione con cura d’anime”, e il cappellano assume anche il ruolo di rettore della basilica.


Comunità siro malaberese
La Basilica di Sant'Anastasia al Palatino racconta secoli di fede e arte nel cuore di Roma.






Un luogo vivo
Oggi la basilica è un punto di incontro per la comunità, tra preghiera, arte e cultura.
Sacro Manto di San Giuseppe e Velo della Madonna
Nella Basilica di Sant’Anastasia al Palatino troviamo un gran pezzo del suo mantello, presente sin dal IV secolo. Questa reliquia sarebbe stata portata a Roma da San Girolamo insieme a un frammento del velo della Vergine. Ambedue reliquie sono all’interno di un reliquiario del XVII secolo che è normalmente conservato in un armadio con una porta blindata. Il reliquiario viene esposto solo in occasioni speciali.





